
SUDD: fuori dal vecchio centralismo, oltre un regionalismo autosufficiente
di Antonio Bassolino
SUDD vuole essere una Fondazione aperta, che costruiremo via via, in progress, con un albo degli amici, dei sostenitori e dei giovani. Il nome che le abbiamo dato, Sudd, con due d, riprende il testo di Berardinis presentato nel teatro di Barrolla a Parigi.
Per molti Berardinis è stato un severo maestro di teatro e di vita. Cercava e viveva il teatro non solo come spettacolo, ma come uno strumento per accrescere la conoscenza. Non a caso nelle sue opere convivono la grande commedia dell’arte e la sceneggiata napoletana.
Conoscenza, cultura, approccio critico alla realtà – Sudd vuole dare un contributo su tutti questi versanti e la Fondazione intende essere un luogo di partecipazione e di riflessione politico culturale sul Mezzogiorno e dei suoi rapporti con l’ Italia, l’ Europa e il mondo di oggi. Sentiamo il bisogno di inaugurare una fase nuova dal punto di vista culturale e politico per il Mezzogiorno. Fuori dal vecchio centralismo di una volta, quando da Roma si decideva e si dominava sul Mezzogiorno. Ma anche, coraggiosamente, oltre un regionalismo autosufficiente, che vede ogni terra, ogni parte del Mezzogiorno, ogni regione chiusa in un proprio mondo.
Abbiamo due obiettivi, due priorità. Dare vita ad una Fondazione che sia culturale prima di tutto e poi politica. Come abbiamo sempre cercato di fare in tutti questi anni, vogliamo essere protagonisti e ispiratori di una nuova fase culturale e politica partendo da due parole chiave per il Sud.
La prima parola chiave è “identità” . In questo senso, con serietà e determinazione, poniamo di nuovo al centro della politica nazionale “ la differenza meridionale ” e cioè la nostra storia, la nostra tradizione, la nostra identità meridionale, la nostra specificità all’interno di un’ Italia unita. In questo ultimo decennio abbiamo, invece, assistito ad un paradosso: il cuore del sistema politico italiano è stato occupato e ricattato da un movimento populista, ricco di motivazioni e di mezzi, ma privo di una vera identità (si sono dovuti inventare la cosiddetta Padania che non esiste né come entità geografica, né come entità storico- politica ed istituzionale). Ci sono invece tanti e diversi Nord, ognuno con le sue specificità e peculiarità.
La forza del Nord, la sua grande forza che amiamo e rispettiamo è consistita nel sapersi integrare ed omologare al resto dell’ Europa, è stata ed è fare da traino economico a tutto il Paese. Il Sud invece è un luogo dello spazio storico e sociale chiaramente e immediatamente riconoscibile. E’ la peculiarità di questo spazio, la sua tradizione, la sua forza che noi cerchiamo di promuovere e rivendicare, senza avere però lo sguardo rivolto al passato. Al contrario, con la consapevolezza che proprio nel sud oggi risiedono le energie vitali del Paese e che dal sud può venire la nuova forza propulsiva di cui l’Italia ha bisogno. Se l’ Italia non ritorna a scommettere sul sud, a dialogare con le sue regioni, a credere nelle sue forze, nelle sue occasioni, è condannata a regredire, a perdere di peso nel consesso delle potenze industriali. L’ idea di identità meridionale è poi, in modo indissolubile, legata anche ad un sentimento di legittimo orgoglio meridionale.
La seconda parola chiave è “movimento”. Si è parlato a più riprese, in questi mesi, di un partito meridionale, della nascita di una Lega Sud. Non è questo il nostro obiettivo.
Noi abbiamo però il dovere di seguire con grande attenzione quello che si muove in diverse parti del Mezzogiorno.
Sentiamo il dovere civile e istituzionale di dare ascolto e di dare voce a questo Sud che si mette in moto, di raccogliere e incanalare le migliori energie del Mezzogiorno che chiedono sempre di più e ad alta voce di tornare a pesare sulla scena nazionale ed internazionale.
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